L’industria del fotovoltaico è in piena espansione. Per il 2050 è atteso un aumento del 1800% della capacità istallata. Di fronte a una crescita così intensa, c’è un elemento che non può non essere preso in considerazione: cosa succede ai moduli fotovoltaici una volta raggiunta la fine della loro vita utile? Entro 34 anni infatti il Pianeta si troverà a dover gestire ben 78 milioni di tonnellate di vecchi pannelli. Ma questi RAEE, come altri, costituiscono delle vere e proprie miniere urbane. Le migliori tecnologie oggi sul mercato permettono di recuperare un pannello al 98% del suo peso. Nello specifico, da un modulo di 21 kg si possono ottenere in media: 15 kg di vetro (che rappresenta il 70% circa del peso complessivo di ogni unità) 2,8 kg di materiale plastico, 2 kg di alluminio, 1 kg di polvere di silicio e 0,14 kg di rame. Un bottino che non va sprecato. IEA-PVPS e IRENA, l’agenzia internazionale per le energie rinnovabili, hanno calcolato quali siano i benefici economici associati al riciclo fotovoltaico. Se completamente re-iniettato nel circolo economico, il valore del vetro e delle altre materie recuperate prime potrebbe superare i 15 miliardi di dollari entro il 2050.
L’opportunità a portata di mano è impressionante, come si legge nel loro rapporto End-of-Life Management: Solar Photovoltaic Panels, ma per saperla cogliere bisogna essere pronti fin da ora. “Con le giuste politiche e quadri normativi, le nuove industrie che riciclano i vecchi pannelli fotovoltaici possono guidare la creazione di valore economico e costituire un elemento importante nella transizione del mondo verso un futuro energetico sostenibile. Questo porta a nuove opportunità di business per ‘chiudere il ciclo’ nel solare”, scrivono gli autori del documento.

Il rapporto suggerisce che, per affrontare il crescente volume di rifiuti e stimolare la creazione di un settore che sappia gestirlo al meglio, è necessario muoversi lungo tre direttrici: adottare efficaci e specifiche norme per i RAEE solari; espandere le infrastrutture di gestione rifiuti esistenti per includere il trattamento dei pannelli fotovoltaici; promuovere una continua innovazione nelle operazioni di trattamento dei pannelli a fine vita.

La normativa europea e italiana
Attualmente, almeno in Europa questo percorso è stato già avviato: con la Direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti, la UE ha affidato al produttore stesso la responsabilità dei suoi pannelli nelle fasi di fine vita, inserendo nel prezzo iniziale del bene i costi per il trattamento dei rifiuti. Quattro anni più tardi la Direttiva 2012/19/UE ha introdotto la prima disciplina su smaltimento e riciclo, aprendo le porte a diversi modelli di finanziamento della raccolta differenziata dei pannelli solari. L’Italia, che era già sulla buona strada con le norme del Quarto e Quinto Conto Energia, ha recepito l’ultimo provvedimento europeo nella primavera del 2014 (Decreto Legislativo 49/2014)
Si è così introdotta la distinzione tra moduli “storici” e “nuovi” e tra “provenienza domestica” e “provenienza professionale”. Il decreto di recepimento stabilisce anche che i produttori di pannelli fotovoltaici possano far fronte ai propri obblighi sia individualmente che collettivamente tramite un Consorzio, senza fine di lucro, riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente. Entrambi i sistemi, però, devono dimostrare di essere in possesso delle certificazioni ISO 9011:2008 e 14000, OHASAS 18001 o di un altro sistema equivalente (Istruzioni del GSE).

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